Educazione, Ambiente e Pace: Le Tre Sfide di Stefano Zamagni per gli Adulti Scout
“Se senti dolore sei vivo, ma se senti il dolore dell’altro sei umano”. Con questa citazione di Lev Tolstoj, Stefano Zamagni ci ha richiamati all’azione durante la sua Lectio Magistralis dello scorso 27 settembre.

L’incontro, promosso dal MASCI Emilia-Romagna nell’ambito delle iniziative di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026, ci ha regalato un professor Zamagni con la sua consueta verve, che in modo leggero ma al tempo stesso profondo ha saputo tratteggiare le grandi sfide del presente che la dimensione ideale ed educativa dello scautismo, in particolare quello adulto, si trova ad affrontare.

Profondo conoscitore del movimento scout pur non avendone mai fatto parte — d’altronde, nella Rimini del dopoguerra non aveva avuto modo di unirsi a un gruppo —, col tempo ne ha approfondito la conoscenza attraverso figli e nipoti, che ancora oggi sono attivi nel movimento. Proprio per questo motivo, quando lo abbiamo contattato, ha accettato con grande entusiasmo l’invito al nostro seminario “Lasciare il mondo migliore: i valori scout e l’impegno civico”, nel quale ci ha aiutati a delineare un percorso per cercare di dare seguito all’invito del nostro fondatore B.P.
E lo ha fatto affrontando le tre grandi sfide contemporanee: la sfida educativa, la sfida ambientale e la sfida della pace.
Parlando della prima sfida, quella dell’Educazione, Zamagni ci ha messi in guardia contro la tendenza contemporanea al Singolarismo (nato negli anni ’80 e incarnato dalla Singularity University), che ci spinge a recidere ogni legame sociale per privilegiare l’affermazione di sé a scapito di chi ci circonda. Una tendenza che si evidenzia in particolare nel mondo giovanile, con tanti ragazzi che finiscono per isolarsi e che il professore ha paragonato a “balene spiaggiate”. Tendenza che la società neoliberista amplifica, favorendo la competizione (vedi la gamification, spesso utilizzata nei contesti aziendali) a scapito della cooperazione. La sfida dell’Educazione ci invita a distinguere tra istruzione (da instruere, immettere nozioni) ed educazione (da educere, tirare fuori potenzialità e doti). Zamagni evidenzia anche la differenza tra scelta (la selezione tra opzioni note con criteri di razionalità) e decisione (affrontare l’ignoto mediante la phronesis, la saggezza, tenendo lo sguardo fisso sul fine ultimo). Ebbene, secondo Zamagni, lo Scautismo è Educazione, poiché forma individui in grado di decidere e affrontare l’ignoto sapendo però qual è la direzione da intraprendere.
La seconda sfida è quella che richiama l’enciclica di Papa Francesco Laudato si’: la sfida ambientale e della cura dei beni comuni. Zamagni evidenzia che le politiche attuali di semplice adattamento e mitigazione (come il riciclo, la raccolta differenziata, ecc.) non bastano più: occorrono politiche di trasformazione e un profondo cambio degli stili di vita. D’altronde, il consumismo sfrenato, incarnato in fenomeni come il Fast Fashion (seconda causa di inquinamento da CO₂ dopo i combustibili fossili), ci mostra quotidianamente i suoi effetti nefasti. Proprio per questo il professore ci propone di superare la storica dicotomia bene privato / bene pubblico e sottolinea che la strada giusta è quella di considerare come beni comuni globali l’ambiente, l’acqua e il clima, secondo le tesi del Premio Nobel Elinor Ostrom.
E la terza sfida che ci illustra il professore, quella della Pace, è quella che negli ultimi anni sembra la più ardua da affrontare. Zamagni ci spiega che si contrappongono due visioni storiche: quella hobbesiana/militarista del “Si vis pacem, para bellum” e quella personalistica/cristiana del “Si vis pacem, para civitatem”. E la Pace non può essere costruita se non si rimuovono le disuguaglianze economiche e sociali, così come evidenzia la Populorum Progressio di Paolo VI: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. L’esempio dello sfruttamento dei Paesi in via di sviluppo, che oggi registra il fenomeno dell’accaparramento delle terre (land grabbing) da parte delle vecchie e nuove potenze mondiali, è lì a dimostrarlo. Proprio per questo il professore ci invita a farci parte attiva nel sostenere la proposta di legge per l’istituzione di un Ministero della Pace e dei Corpi Civili di Pace.
Anche la nostra presidente Vilma Marchino si inserisce nel solco del ragionamento di Zamagni, evidenziando che il servizio scout va oltre la nozione classica di volontariato per diventare uno stile di vita quotidiano. Le linee guida del MASCI, fondate sul Patto Comunitario e sugli Indirizzi Programmatici, delineano proprio questo: la capacità di sognare il cambiamento, la coerenza personale, l’assunzione di responsabilità e lo sguardo di speranza.

I successivi interventi di Ciro Cirillo, presidente di “Eccomi! OdV“, e di Federica Marampon della pattuglia regionale Fraternità e Creato, ci consegnano un movimento ricco, attivo e pronto al servizio, che rifiuta la logica dei meri erogatori di prestazioni per farsi attore e promotore di politiche sociali locali.

A chiusura, l’intervento di Andrea Zivieri e Bruno Rossetti di “StileScout Aps“ ci offre uno spaccato sul volontariato modenese svolto dagli ex-scout: oltre l’82% del campione ha svolto in passato o continua a svolgere impegni di cittadinanza attiva (terzo settore, impegno ecclesiale, attività politica e sociale).
L’incontro, ottimamente moderato da Massimiliano Costa, non poteva che concludersi conferendo al professor Zamagni la carica di scout ad honorem, con la consegna del fazzolettone del MASCI.
Grazie, professore, per le preziose riflessioni che ha voluto condividere con tutti noi!
